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Le parole sul cieco che pretende di guidare un altro cieco (cf. Lc 6,39) riguardano certamente chi nella chiesa detiene autorità, ma anche ogni credente. Per poter aiutare concretamente l’altro, occorre fare la verità in se stessi. La libertà che nasce da questo “fare la verità” (cf. Gv 8,32), è la condizione dell’autenticità del nostro intervento di aiuto presso l’altro. Altrimenti, vedere il difetto dell’altro e aiutarlo a disfarsene, diviene ciò che ci consente di non riconoscerlo in noi. E così restiamo ciechi e non liberi.
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